L'Esperto risponde
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Egr. Avvocato,
voglio separarmi e sono venuto a conoscenza dell'entrata in vigore della procedura di negoziazione assistita per le separazioni.
Questa nuova procedura è obbligatoria, ossia  è necessario esperire prima questa fase per poi procedere giudizialmene, o posso scegliere di andare direttamente dinanzi al tribunale?
Grazie
                                                                                                                                                                                                                                                 

Michele

Con il Decreto Legge n. 132/2014 recante "Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile", convertito con modificazioni inLegge n. 162/2014, sono state introdotte nell’ordinamento “disposizioni idonee a consentire, da un lato, la riduzione del contenzioso civile, attraverso la possibilità del trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’ autorità giudiziaria, d’altro lato, la promozione, in sede stragiudiziale, di procedure alternative alla ordinaria  risoluzione delle controversie nel processo”. Due sono le ipotesi di negoziazione assistita previste dal nuovo intervento normativo: procedura facoltativa o volontaria e procedura obbligatoria. Molte delle disposizioni dettate in merito alla disciplina del nuovo istituto ricalcano quanto previsto dal legislatore in merito al procedimento di mediazione di cui al d.lgs. n. 28 del 2010; ciò, in particolare, con riferimento ai rapporti tra la procedura di ADR e processo civile. Vi sono poi alcune disposizioni specifiche dettate, sempre con riferimento alla c.d. negoziazione assistita, in tema di famiglia;  si tratta di un’ipotesi tipizzata di negoziazione assistita facoltativa .

Cordiali saluti


Avv Olga Izzo

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Dubito che il bambino, partorito da mia moglie e che porta il mio cognome, sia effettivamente mio figlio….cosa posso fare?

Gabriele da Potenza

L’argomento è particolarmente delicato, pertanto Le darò qualche breve delucidazione, invitandoLa presso il nostro studio per una trattazione puntuale e rispettosa del diritto alla privacy.

In questi casi è possibile esperire l’azione di disconoscimento di paternità. Detta azione ha il fine ultimo di accertare - anche attraverso esami genetici - la sussistenza del rapporto di filiazione tra il minore ed il presunto padre.

Con l’accoglimento della domanda di disconoscimento, non vi sarà più alcun legame di filiazione tra il minore e colui che veniva ritenuto il padre ed inoltre, il minore acquisirà il cognome della donna che lo ha partorito.

Avv. Michele Bracco


Dal tenore della domanda sembrerebbe potersi presumere che il figlio sia stato concepito durante il matrimonio e sia nato in costanza di matrimonio tuttora in corso anche se non è dato ricavare con certezza a quali fatti o circostanze i dubbi sulla paternità siano attribuibili né quanto tempo sia trascorso dalla nascita del figlio.

Ai sensi dell'art. 235 del codice civile l'azione per il disconoscimento della paternità del figlio concepito durante il matrimonio può essere esperita dal marito avanti il Tribunale ordinario nel termine decadenziale di un anno dalla nascita del figlio (o dal ritorno del marito nel luogo in cui è nato il figlio o presso la residenza familiare se ne era lontano o dal giorno della scoperta delle condizioni di cui ai punti 2) e 3) sotto evidenziate) e solo nei seguenti casi:

1) se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra il trecentesimo e il centottantesimo giorno prima della nascita;

2) se durante il tempo predetto il marito era affetto da impotenza, anche se soltanto di generare;

3) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la propria gravidanza e la nascita del figlio; in tali ultimi casi il marito é ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre o ogni altro fatto tendente ad escludere la paternità.

L'onere della prova circa il difetto di paternità grava su chi agisce in disconoscimento.

Per effetto del disconoscimento di paternità da parte del marito il figlio perde lo stato di figlio legittimo del medesimo e quindi il suo cognome.

Avv. Alessia Baldi

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