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Consultando il sito internet “Il Portale dell’Automobilista” è possibile risalire al nome della compagnia ed al periodo di copertura assicurativa.

Collegandosi al sito, si dovrà scegliere la tipologia di veicolo (auto, moto, ecc.) ed inserire i dati richiesti, tra cui la targa. Cliccando sul tasto “Ricerca” si otterranno tutte le informazioni richieste. Il portale tutela la privacy, quindi non saranno resi noti i dati dell’intestatario della polizza, del proprietario del veicolo, ecc.

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Sul sito della Cassa Forense è disponibile il link di accesso al canale youtube del seguente video:

Tutorial per l'utilizzo della piattaforma Microsoft Teams per la conduzione delle udienze civili

https://www.youtube.com/watch?v=JUgIlhK6Zz0&feature=youtu.be

 

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A partire da lunedì 18 maggio 2020, per accedere ai servizi Unep della CORTE D’APPELLO di Bari, sarà necessario prenotarsi on-line al seguente link:
https://www.prenotazioni-unep-bari.it/

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La Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. 24160 del 27 settembre 2019 ha richiamato il principio di diritto già dalla stessa sancito con  la sentenza  n. 3709/2019 ossia:
“Il domicilio digitale previsto dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 sexies, conv. con modif. in L. n. 221 del 2012, come modificato dal D.L. n. 90 del 2014, conv., con modif., in L. n. 114 del 2014, corrisponde all'indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell'Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest'ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia. Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l'effettiva difesa, sicchè la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile - a seconda dei casi - alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall'Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC)”.
- tale principio, come già enunciato nel deliberato di questo Consiglio assunto nella seduta consiliare del 12 marzo 2019, esclude incomprensibilmente il registro INI-PEC dal novero di quelli utilizzabili per le notificazioni dirette agli avvocati;
- il contestato principio è stato già richiamato dalla giurisprudenza di merito, ed in particolare dal Tribunale di Cosenza che con ordinanza del 1° marzo 2019, rigettava la richiesta di definitiva esecutorietà di un decreto ingiuntivo per il sol fatto che il decreto fosse stato notificato ad un indirizzo estrapolato dal pubblico elenco INI-PEC;
- gli artt. 16 ter e sexies del d.l. 179/2012 includono l’INI-PEC tra gli elenchi pubblici validi per l’esecuzione delle notificazioni ai sensi dell’art. 3-bis L. 53/1994, in posizione di esatta parità giuridica con il Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (RegInde);
- anche nel caso di cui all’ordinanza n. 24160 del 27 settembre 2019, la Corte ha inspiegabilmente menzionato il registro INI-PEC in fattispecie nella quale (trattandosi di notificazione diretta al Tribunale di Firenze) avrebbe potuto semmai venire in rilievo l’inutilizzabilità dell’IPA (indice delle pubbliche amministrazioni);
- l’utilizzo dell’INI-PEC è peraltro fondamentale al fine di consentire, in particolare, la notificazione telematica nei confronti di professionisti e imprese, i cui indirizzi non sono obbligatoriamente censiti all’interno del REGINDE;
- l’errato principio di diritto espresso dalla Suprema Corte di Cassazione e la conseguente acritica applicazione nei giudizi di merito, sono destinati ad avere gravi ripercussioni sulla possibilità di effettuare notificazioni in modalità telematica e, soprattutto, su innumerevoli notificazioni già eseguite dagli avvocati utilizzando l’elenco in discorso.

 
Tanto premesso


Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, nel reiterare il contenuto del proprio deliberato del 12.3.2019, si associa a quanto già espresso nella lettera inviata dal Presidente del CNF al Primo Presidente della Suprema Corte, ritenendo che vada superata l’interpretazione in contrasto con il d.l. 179 del 2012 e con i principi espressi dal Codice dell’Amministrazione Digitale, che trovano espressa applicazione anche nel processo civile.

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L’art. 145 Cod. Ass.ni, richiede l’invio della doppia raccomandata per il caso di azione nei confronti del responsabile (al primo comma)  e per l’ipotesi di azione diretta nei confronti del proprio assicuratore (al secondo comma)

Il Tribunale di Firenze “così come non v’è dubbio alcuno che l’invio della raccomandata previsto nel primo comma sia a pena di improponibilità della domanda risarcitoria, non può esservi dubbio che soggiaccia alla sanzione dell’improponibilità l’invio prescritto nel secondo comma”.

Tra le due ipotesi v’è una sola irrilevante differenza”: “Nel primo caso (risarcimento “ordinario” ex art. 148 C.d.A.), la lettera raccomandata può essere inviata anche per conoscenza all’impresa di assicurazione, il che vuol dire che primo destinatario può essere l’una o l’altra compagnia (..) indifferentemente”; Nel secondo caso (risarcimento “diretto” ex art. 149 C.d.A.), invece, primo destinatario è, senz’altro, la propria compagnia assicuratrice, proprio perché trattasi della procedura di risarcimento diretto, per cui la compagnia dell’altro veicolo è secondo destinatario (per conoscenza)”.

Viene chiarito come con l’espressione “per conoscenza” non vuole intendere una scelta “facoltativa”: “la ratio dell’espressione “per conoscenza” è tutt’altra” e, in particolare, è quella di individuare quale delle due assicurazioni debba essere considerata la “prima destinataria” della richiesta e quale la “seconda”.

Pertanto, l’invio della raccomandata a tutte le assicurazioni coinvolte nel sinistro è un requisito di proponibilità dell’azione.

Tribunale, Firenze, sez. II civile, sentenza 08/05/2018

 

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Con sentenza n°1099/2018 del 29/05/2018, il Giudice di Pace di Bari - Avv. Maria Liotine, ha accolto la domanda proposta dall'acquirente di una vettura usata contro il rivenditore, citato in giudizio per aver scalato i chilometri dalla vettura poi rivenduta.

Il Giudice rileva indizi gravi, precisi e concordanti in merito all'individuazione nella concessionaria convenuta quale autore materiale della manomissione......ritenendo sussistenti i requisiti dei raggiri di cui all'art. 1439 c.c. e conclude affermando che "non vi è alcun dubbio che vi sia stata la manomissione del contachilometri dell'auto".